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ESERCIZI BIOENERGETICI

A fine pagina potete leggere, nel dettaglio, i dati di una ricerca, condotta dal Prof Luciano Marchino e dalla  Dott.ssa Patrizia Marforio, che ha avuto l’obiettivo di misurare  gli effetti antistress dei laboratori di pratica bioenergetica e l’influenza sugli stati corporei ed emozionali percepiti. Come evidenziato nel commento di Luciano Marchino “Le sensazioni fisiche esaminate sono state di due tipi: sensazioni negative (fiato corto, stanchezza,nervosismo, indolenzimento e rigidità) e quale unica sensazione positiva il radicamento, parola che dirà poco a chi sia estraneo alla materia e con cui si designa, in area bioenergetica, una particolare sensazione di sé connotata da sensazioni di benessere, interezza, padronanza e congruenza o dalla loro assenza o parzialità: in base a tali parametri una persona si dice più o meno radicata. Sul piano emotivo sono state analizzate due sensazioni di tipo negativo (tristezza e rabbia) e quattro di tipo positivo (calma, libertà, fiducia e vitalità, qualità connesse al radicamento/grounding). Le classi di pratica erano costituite da un campione non selezionato di allievi vecchi e nuovi, cioè alla loro prima esperienza, delle classi di pratica già attive presso il Centro Radix di Milano. Abbiamo così potuto evidenziare, per la prima volta, alcuni dati sui quali non avevamo ancora avuto l’occasione di riflettere come: l’elevata scolarità degli allievi (il 59% degli intervistati è laureato), l’età media (stimata attorno ai 43 anni, con un 78% tra i 30 e i 49), la situazione famigliare (49% single) e la ripartizione sessuale (66% donne). Sono emersi inoltre un profilo professionale particolarmente alto e un profilo di sviluppo personale particolarmente ricco e profondo. L’insieme di questi dati fornisce un primo abbozzo per la comprensione di questo particolare segmento dell’area dei creativi culturali, definizione che secondo Cheli e Montecucco illustra un nuovo soggetto sociale la cui specificità è appunto l’apertura a nuove idee e a nuove operatività indirizzate tanto al sociale che alla cura di sé. Relativamente all’autovalutazione dello stato corporeo (“Come mi sento fisicamente prima e dopo il laboratorio?”) si è notato che, all’inizio delle classi, una significativa porzione del campione presentava una netta sensazione di stress (29%), con un ulteriore 3% di allievi che si sentivano sotto forte stress. Al termine della classe la percentuale delle persone sotto stress si era ridotta all’1% mentre nessun allievo si percepiva sotto forte stress! A conferma di questo dato rileviamo che l’area di benessere si era estesa dal 14% al 64% con la comparsa del 4% di allievi che dichiaravano uno stato di pieno benessere. Relativamente allo stato emotivo, prima della pratica la percentuale di allievi sotto forte stress percepito saliva al 7% (0% al termine) con un 33% di stress ridotto all’8% alla fine della pratica. Solo il 10% degli intervistati dichiarava di sentirsi emotivamente bene all’inizio delle classi, dato che sale al 53% alla fine delle esperienze, con la comparsa di un 3% di pieno benessere. La raccolta dei dati è avvenuta in cinque momenti distinti all’interno di sei diverse classi (per un totale di circa 70 allievi), condotte da quattro diversi professionisti. Né gli allievi né i professionisti in questione venivano avvisati preventivamente. Ne consegue che era casuale sia il numero dei presenti in ciascuna classe, sia la scelta degli esercizi da parte degli insegnanti che, di volta in volta,hanno lavorato seguendo il principio della sintonizzazione emotiva, la propria intuizione e l’estro creativo del momento. Per quanto ciò possa apparire poco scientifico agli adepti dei paradigmi meccanicisti, è opinione di chi scrive che un risultato netto e clamoroso come quello evidenziato dai dati non avrebbe potuto realizzarsi in condizioni diverse come, ad esempio, somministrando agli allievi un preciso, rigido protocollo: sempre identico, trasmesso con un tono di voce neutro, senza contatti di alcun genere e così via. Siamo consapevoli, nel presentare i risultati di questa ricerca, di inserirci volontariamente nel dibattito riguardante la possibilità o meglio l’impossibilità di sottoporre ad analisi scientifica dati relativi alla soggettività dell’esperienza umana. D’altra parte anche la possibilità attuale di rilevare dati più sottili, ma non per questo soddisfacenti, grazie all’applicazione delle moderne tecniche di brain imaging, per quanto utile a evidenziare la relazione tra mente-corpo e ambiente non è, per ora, in grado di render conto dei reali contenuti e dei vissuti relativi al processo esperienziale. Quindi, pur non ignorando la rilevanza dei fenomeni intersoggettivi che possono aver influenzato la stesura dei protocolli da parte degli allievi, come il desiderio di validare il metodo della pratica bioenergetica da essi stessi prescelto, o di compiacere i loro insegnanti, o ancora di dimostrarsi in qualche modo bravi (ma i questionari erano rigorosamente anonimi) siamo dell’opinione che proprio perché tutto ciò è semplicemente umano, quello di cui dobbiamo tener conto è il risultato finale delle procedure e proseguire nella la ricerca di ulteriori dati a conferma, o a sfavore, di quelli raccolti in questa prima indagine. Abbiamo tenuto conto inoltre del possibile effetto placebo. Riguardo a questo ci siamo sentiti confortati dai risultati di numerosi studi, dovuti soprattutto al dottor Ted Kaptchuk di Harvard pubblicati dalla prestigiosa rivista di neuropsicologia Plos One (2010). Secondo Kaptchuk l’effetto placebo (parola latina che significa “io ti darò piacere”) va riletto e compreso nella sua reale potenzialità terapeutica. Uno degli aspetti considerati dall’autore è, infatti, che l’effetto placebo,potenziato da un atteggiamento rispettoso, accogliente, gentile e positivo dell’operatore può ottenere su patologie chiaramente identificate e clinicamente verificabili (come la sindrome da intestino irritabile), risultati analoghi a quelli ottenibili con i migliori farmaci. Le modalità descritte, evidentemente sorprendenti per la classe medica, sono ormai patrimonio comune e universalmente accettato all’interno dei paradigmi umanistici da almeno mezzo secolo e sono state riassunte da Carl Rogers nella celeberrima enunciazione dell’atteggiamento positivo incondizionato. Esse sono di certo parte del modus operandi degli insegnanti di pratica bioenergetica ma, lungi dal ridurre la significatività del suo intero paradigma, la rafforzano con un elemento non ancora pienamente compreso e integrato dalla classe medica ma, non per questo,meno reale e importante: l’empatia.” EsOne – tabelle – dati aggiornati al maggio 14

MINDFULLNESS O MEDITAZIONE DI CONSAPEVOLEZZA

Una pratica per stimolare un processo di consapevolezza in cui riuscire a rimanere focalizzati sul “qui e ora”, cioè il momento presente, con l’obiettivo di raggiungere uno stato d’animo vigile e assieme rilassato; uno stato mentale che ci porti in contatto con le nostre sensazioni, emozioni, il nostro corpo, senza rimanere invischiati in essi.

Una pratica di meditazione di consapevolezza è quella di rivolgere l’attenzione al proprio respiro, ascoltare l’aria che entra e che esce, sentire i piccoli movimenti del corpo ogni volta che inspiriamo e ogni volta che espiriamo. Divenire consapevoli dei pensieri che ci distolgono dal momento presente, accettarlo e tornare al “qui e ora”.

GRUPPO DI COUNSELING PSICOLOGICO E ESERCIZI ANTISTRESS
In questi gruppi si parte dal lavoro corporeo elaborato da Lowen che ha lo scopo di: aiutare i partecipanti ad entrare in più profondo contatto col proprio corpo, divenire consapevoli delle tensioni muscolari e lavorare sul movimento e sulla respirazione in modo graduale per favorirne il rilascio. Si prosegue con la rielaborazione verbale dei vissuti basata sui principi di empatia, considerazione positiva incondizionata e congruenza, secondo il metodo non direttivo di Rogers. Uno spazio di crescita personale e non giudizio dove i partecipanti possono, se vogliono, condividere anche i propri disagi.La dimensione gruppale facilita anche la presa di consapevolezza del propio modo di relazionarsi con gli altri.

CAMMINARE IN CONSAPEVOLEZZA
Camminare, in silenzio, nella natura per percepire l’energia del proprio corpo in movimento, liberare la mente dal fardello degli impegni quotidiani, respirare spontaneamente, percepire i suoni del vento e degli animali e gli odori della terra, delle piante e dei fiori.Su appuntamento, si potrà tenere un incontro, in studio e uno all’aperto, di 1,30 ciascuno per imparare a camminare in consapevolezza.

IL FEMMINILE E LA MENOPAUSA
Il gruppo è rivolto a tutte le donne che vogliono arricchire la propria ricerca e crescita personale, che stanno affrontando la menopausa e che vogliono condividerne l’esperienza e i vissuti.
Obiettivo del gruppo sarà quello di conoscere i cambiamenti che la menopausa porta, e affrontare, col supporto del gruppo, le emozioni legate alla propria femminilità e la paure legate all’ingresso in una nuova fase della vita.
Nel gruppo si lavorerà anche col corpo e sarà utilizzata la Pratica Anti Stress elaborata da Lowen, uno strumento per rendere più fluida la respirazione, sciogliere le tensioni muscolari, rientrare in contatto con i propri sentimenti e la capacità di vivere pienamente le esperienze.

GRUPPO DI LAVORO PSICO-CORPOREO PER ADOLESCENTI
Un percorso di auto conoscenza per: entrare in relazione col proprio corpo che sta cambiando, imparare a relazionarsi con piacere con le altre persone, sentirsi più vitali.
In particolare questo gruppo essendo rivolto ai giovani vuole dare loro uno strumento per conoscersi, rientrare in contatto con le sensazioni corporee riuscendo a dargli un nome, entrare in contatto con i propri bisogni e le proprie emozioni.
Riconoscere le proprie modalità di muoversi all’interno di un gruppo o di una relazione a due.

GRUPPO DI LAVORO PSICO-CORPOREO PER PROBLEMATICHE CONNESSE ALLA SFERA LAVORATIVA
La perdita del posto di lavoro, il Burn Out e il Mobbing sono alcuni dei fenomeni psicosociali di grande attualità e sono forme di stress psicosociale connesse alla sfera lavorativa che possono generare particolari stati d’animo (ansia, irritabilità, esaurimento fisico, ecc), somatizzazioni (emicrania, insonia, disturbi gastrointestinali, ecc), reazioni comportamentali (ridotta creatività, ritardi o assenze dal lavoro, distacco emotivo, ecc).
Il gruppo è il contenitore ideale per: condividere le proprie emozioni;attraverso il lavoro coproreo, lasciare andare le tensioni che sono alla base delle somatizzazioni; attraverso il rimando e la rielaborazione dei vissuti, trovare delle dentro di sè delle risorse per riprendere in mano la propria vita.