Mens sana in corpore sano: come riconoscere le risposte corporee alle emozioni per poter utilizzare il corpo come strumento di autoregolazione.

FESTIVAL DELLA CULTURA PSICOLOGICA 2013

Iniziamo da Mens sana in corpore sano , che significa che, per aver sane le facoltà mentali, occorre aver sane anche quelle del corpo, quindi voglio iniziare  ponendo l’attenzione tra la connessione psiche-mente e soma-corpo e cominciamo ad introdurre il termine psicosomatica. Che cos’è la psicosomatica? La disciplina che  studia i rapporti tra mente e corpo. L’interconnessione tra un disturbo e la sua causa d’origine psichica si riallaccia alla visione olistica del corpo umano, all’interno della consapevolezza che corpo e mente sono strettamente legati tra loro.

Andiamo al 1930, il medico G.W. Groddeck, è considerato il fondatore della psicosomatica. Medico e psicoanalista tedesco, allievo di Freud, approfondisce gli studi sui fenomeni isterici. Le manifestazioni isteriche si esprimono con una moltitudine di sintomi somatici (agitazioni, sudorazioni profuse, tremori, grida e crisi lipotimiche) correlati con i conflitti psico-emotivi presenti nei soggetti colpiti.

Groddeck fu il primo a studiare il legame tra le attività e funzioni del nostro organismo con particolare riguardo al rapporto tra mente e corpo (tra psiche e soma).
Le ricerche  scientifiche degli ultimi trent’anni stanno rivoluzionando la visione medica e psicologica contribuendo ad una comprensione unitaria e psicosomatica dell’essere umano, evidenziando l’intima relazione tra aspetti fisici, emotivi e psicologici e  dimostrandolo con metodi e strumenti unanimemente accettati dal mondo scientifico. Vedi esempio di ricerca.

Moltissimi sono i ricercatori internazionali: Candice Pert ricercatrice e farmacologa di fama internazionale, scopritrice delle endorfine ; neuro scienziati come Damasio, Sapolsky, McEwen, biologi come Bottaccioli, psicoanalisti e neuro scienziati come Shore per citarne solo alcuni, che stanno ottenendo conferme di questa interconnessione.

Uno degli indirizzi più promettenti della ricerca in psicosomatica negli ultimi trent’anni è la psiconeuroendocrinoimmunologia, che ha l’obiettivo di chiarire le relazioni tra funzionamento psicologico, secrezione di neurotrasmettitori e ormoni e funzionamento del sistema immunitario.

Questo sviluppo è stato reso possibile grazie anche allo sviluppo e alla nascita di nuove tecniche e tecnologie bio-mediche come i più sofisticati apparecchi elettroencefalografici e strumenti in grado di rilevare indici psicofisiologici come  la conduttanza cutanea, frequenza cardiaca, pressione arteriosa, ecc. e anche strumenti come la PET che è una tecnica di medicina nucleare e di diagnostica medica utilizzata per la produzione di bioimmagini (immagini del corpo). La PET fornisce informazioni di tipo fisiologico, a differenza di TC e RM che invece forniscono informazioni di tipo morfologico del distretto anatomico esaminato. Con l’esame PET si ottengono mappe dei processi funzionali all’interno del corpo. PET e  fMRI, misurano i cambiamenti nel flusso ematico locale, legato all’aumento di attività cellulare e quindi neuronale. Questi cambiamenti di flusso sono definiti come regioni di “attivazione”. Le aree del cervello che sono attivate quando il soggetto compie un determinato compito svolgono un ruolo chiave nella comprensione tra comportamento, emozioni, funzioni cognitive e substrato neuronale.

La PNEI ha messo al centro dei propri studi lo stress e nasce dal momento in cui sono stati identificati i collegamenti tra cervello, sistema endocrino e sistema immunitario e, in tal modo, le relazioni tra la mente il corpo  hanno potuto travalicare l’ambito della sola  congettura teorica.

Furono, per primi, gli studi di J. Edwin Blalock  (1994) ad evidenziare che il sistema nervoso, immunitario ed endocrino comunicano bi-direzionalmente, cioè la comunicazione va dal cervello alle cellule immunitarie e da queste al cervello; allo stesso modo dal cervello alle cellule endocrine e, da queste al cervello. E questa comunicazione suggerisce un ruolo immunoregolatore per il cervello e una funzione di sensore per il sistema immunitario. Questo significa che l’aspetto psicologico influisce sul sistema neurologico, immunitario, ormonale e viceversa.

Il paradigma psicosomatico olistico, offre una visione globale e unitaria dell’essere umano, inteso come sistema bio-psico-sociale complesso governato da un Sé, inteso come coscienza profonda e unitaria dell’individuo. Le nuove ricerche multi disciplinari paiono confermare il superamento del dualismo mente- corpo e di quello gene- ambiente, a favore di una visione di un sistema complesso dove  tutte le variabili si combinano tra loro.

E’ al biologo inglese Conrad Waddington  che va il merito di avere coniato, nel 1942, il termine epigenetica, definita come la branca della biologia che studia le interazioni causali fra i geni e il loro prodotto cellulare che pone in essere il fenotipo cioè l’insieme di tutte le caratteristiche osservabili di un organismo vivente, quindi la sua morfologia, il suo sviluppo, le sue proprietà biochimiche e fisiologiche comprensive del comportamento.

“La differenza fra genetica ed epigenetica può essere paragonata alla differenza che passa fra leggere e scrivere un libro. Una volta scritto il libro, il testo (i geni o le informazioni memorizzate nel DNA) sarà identico in tutte le copie distribuite al pubblico. Ogni lettore potrà tuttavia interpretare la trama in modo leggermente diverso, provare emozioni diverse e attendersi sviluppi diversi man mano che affronta i vari capitoli. Analogamente, l’epigenetica permette interpretazioni diverse di un modello fisso (il libro o il codice genetico) e può dare luogo a diverse letture, a seconda delle condizioni variabili con cui il modello viene interrogato”.Thomas Jenuwein (Ricercatore Max- Plank Institute on Immunobiology, Vienna, Austria)

 

E, quindi, “ anche se le informazioni genetiche determinano aspetti         fondamentali dell’anatomia cerebrale, sono le esperienze che          generano la rete di connessioni unica e tipica che forma il cervello          di ciascun individuo. In questo modo le esperienze plasmano la   struttura del cervello e quindi creano la mente che definisce ciò         che siamo” {{15 Siegel,Daniel J. 2005}}.

 

Ciò emerge anche dagli studi sui gemelli omozigoti che, pur avendo uguale corredo genetico, hanno cervelli e menti diverse.

Dai numerosi  studi sulla schizofrenia  emerge che  il rischio aumenta con il numero di geni condivisi. Tale rischio è stimato al 50 %, cioè  se il nostro gemello omozigota ha la schizofrenia, abbiamo il 50% di probabilità di averla anche noi. Tuttavia, poiché gemelli omozigoti hanno lo stesso corredo genetico ci dobbiamo chiedere come mai la probabilità non sia del 100%. La risposta è nell’ambiente: geni difettosi sembrano rendere alcune persone suscettibili a fattori ambientali che causano la schizofrenia. Così come tali fattori ambientali sembrano essere la causa di  differenze nella struttura del cervello come emerge da RMI su gemelli identici uno con schizofrenia e l’altro senza {{17 Bear,Mark F. 2006}}.

A conferma dell’importanza dell’ambiente, numerosi studi su bambini rumeni adottati in Inghilterra, hanno evidenziato che, bambini senza nessun grado di parentela ma sottoposti allo stesso ambiente degradato, hanno sviluppato uguali disturbi di personalità.

Torniamo al paradigma  psicosomatico e all’ ambito psicologico e introduciamo la teoria elaborata, a partire dal 1960 da Alexander Lowen e che prende il nome di Bioenergetica. Purtroppo, non brevettò il nome, per cui oggi il termine Bioenergetica viene usato anche per massaggi o pratiche esoteriche. Noi facciamo riferimento qui alla teoria Bioenergetica in ambito psicologico, elaborata, appunto da Lowen.

Vorrei iniziare con alcune frasi di Alexander Lowen:

“Non è la costrizione il richiamo finale per l’uomo ma la gioia; e la gioia è dovunque.

E’ nell’erba verde che ricopre la terra, nell’azzurra serenità del cielo, nell’instancabile esuberanza della primavera, nella carne vivente che anima la nostra struttura corporea, nel vivere.

Che dire del dolore ? Come il giorno non esiste senza la notte, né la vita senza la morte, la gioia non può esistere senza il dolore.  Possiamo accettare la sofferenza finché non ci siamo intrappolati dentro; possiamo accettare la perdita se sappiamo di non essere condannati a soffrire per sempre. Possiamo accettare la notte perché sappiamo che il giorno spunterà e possiamo accettare il dolore quando sappiamo che tornerà la gioia.

Ma la gioia potrà sprigionarsi solo quando il nostro spirito sarà libero.”

Lowen parla qui di emozioni e di come , per vivere una vita piena e sperimentare il piacere, dobbiamo imparare ad entrare in contatto con tutte le nostre emozioni,senza rimanerci intrappolati dentro,  a distinguere le une dalle altre, e ad autoregolarle.

Alexander Lowen nasce a New York nel 1910 e si laurea in medicina.

Nel 1940 ebbe occasione di ascoltare Wilhelm Reich alla New Shcool for Social Research di New York e questo incontro cambiò la sua vita. Il corso di Reich era dedicato alla comprensione dell’antitesi e dell’identità dei processi psichici e somatici.

L’antitesi tra questi due aspetti era cosa nota; invece la loro identità, quantomeno nel mondo occidentale, non incominciò a venir compresa fina a quando Reich  non la affrontò e la riformulò in termini clinici.

Lavoreranno insieme fino al 1952 e Lowen diventerà, seppur in maniera critica, il suo più acuto continuatore.

La Bioenergetica parte dal presupposto che ogni individuo dispone di energia vitale che però viene spesso repressa da ostacoli interiori che portano a una riduzione della respirazione e alla tensione cronica di importanti gruppi muscolari rendendo difficoltosa la manifestazione spontanea dei sentimenti e riducendo di fatto la capacità di vivere le esperienze.

Le tensioni muscolari croniche rappresentano la controparte fisica di conflitti psichici, attraverso di esse i conflitti si strutturano nel corpo sotto forma di restrizione del respiro e limitazione della motilità. Si tratta di tensioni che si sviluppano lentamente, attraverso  esperienze traumatiche ripetute della prima infanzia e si cronicizzano diventando parte inconsapevole della struttura corporea e del modo di essere di ognuno. Si perde pertanto del tutto la consapevolezza del loro significato, del perché si siano sviluppate e del come potersene liberare.

Ognuno di noi nel corso della sua vita, iscrive nel proprio corpo, oltre che nella propria mente, le emozioni, i sentimenti e i pensieri che via via lo attraversano in risposta agli stimoli che provengono dal mondo esterno.

Gli stimoli lievi lasciano segni passeggeri, ma quelli meno lievi rimangono e anche se possono essere allontanati dalla mente, per esempio con la rimozione, rimangono impressi nel corpo attraverso delle strutture, chiamate in bioenergetica armature caratteriali, che ci consentono di non percepire sentimenti come la paura, il dolore o la rabbia.

Le armature caratteriali non sono altro che contrazioni muscolari che abbiamo adottato nel corso della nostra infanzia e che rimangono iscritte nel nostro corpo anche quando non sarebbero più necessarie quando cioè gli eventi che le hanno rese indispensabili per la nostra sopravvivenza sono ormai lontani. L’armatura è, infatti, un sistema difensivo che si autosostiene diventando cronico.

Facciamo un esempio: un bambino, per non sentire il dolore causatogli dal rifiuto della madre di accudirlo con amore quando lui si protende verso di lei, può contrarre i muscoli delle braccia e del petto. Così facendo elimina sia l’istinto di protendersi sia la percezione del dolore. Crescendo e diventando adulto, però, poiché sente le braccia deboli o non le sente del tutto, continua  a non protendersi per ottenere ciò di cui ha bisogno. Non protendendosi, non lo ottiene e questa frustrazione giustifica il mantenimento dell’armatura caratteriale.

Nella contrazione rimane, quindi, trattenuta l’energia dell’emozione pericolosa che ci siamo negati e , di conseguenza non solo non siamo più in gradi di agirla (piangendo, urlando, ridendo, dicendo di no,ecc) ma non siamo neppure più capaci di sentirla: non sappiamo se siamo tristi o arrabbiati, bisognosi di affetto o arrabbiati.

COUNSELING E PRATICA BIOENERGETICA

Dalla teoria elaborata da Lowen si sono sviluppati 3 lavori ognuno per rispondere a specifici bisogni: la psicoterapia Bioenergetica che  non approfondiremo ; parleremo, invece, del counseling somatorelazionale che è una relazione d’aiuto il cui obiettivo è dare sostegno a chi si trova in un momento di difficoltà o di disagio, partendo dal presupposto che ogni persona abbia dentro di se le potenzialità per crescere e che sia compito dello psicologo di aiutarlo a focalizzare il centro delle sue problematiche e a far ripartire la sua crescita. Sono incontri individuali o di gruppo dove lo psicologo utilizza sia il linguaggio verbale che quello corporeo.

E parleremo della  pratica bioenergetica che è composta da una serie di esercizi, che poi potremo provare, che tendono ad aiutare ad entrare in contatto con le proprie tensioni muscolari, le proprie sensazioni ed emozioni.

L’obiettivo specifico è aiutare a sbloccare l’energia intrappolata o confinata all’interno del corpo e accrescere la mobilità a livello muscolare ed emozionale. Portare le persone: in contatto con le proprie sensazioni ed emozioni; a sentire l’energia fluire più liberamente nel corpo, un sentimento di maggior vitalità e una maggiore capacità di provare piacere.

Facilitano l’acquisizione di una maggior padronanza di se stessi attraverso:

  • Un maggior radicamento nelle gambe
  • Un respiro più ampio
  • L’aumento dello stato di vibrazione e una maggior  consapevolezza del corpo.

Attraverso gli esercizi si lavora in modo da trovare nuovi modi di rispondere, attraverso il corpo, allo stress e al conflitto.

Gli esercizi si sviluppano secondo un ciclo di tensione,  carica, scarica e rilassamento.

Nella prima fase i muscoli su cui si sta lavorando vengono sottoposti a tensione. Quest’aumento di tensione volontaria si sovrappone alla tensione involontaria preesistente e, in questo modo, il corpo viene stimolato a reagire, rilasciando e liberando lo stress contenuto in quell’area. Nella fase di tensione, andando ad aumentare la tensione nei singoli muscoli  ci sarà un aumento del respiro e dell’eccitazione.

Mantenendo la tensione si costruisce la carica e si sente aumentare la propria forza. E’ importante sostenere la carica e contenerla sino al limite in cui il corpo inizia ad inviare dei segnali producendo dei movimenti involontari di scarica, cioè delle vibrazioni per la presenza di adrenalina nel sangue che da l’impulso all’azione.

Questi movimenti involontari vengono trasformati in volontari attraverso la scarica che sarà ottenuta con l’uso della voce e di movimenti giocosi, sia  spontaneamente, con delle vibrazioni o rafforzata invitando le persone a scalciare o a battere i piedi per terra. Dopo la scarica l’organismo può iniziare a rilassarsi. La scarica è un’azione simbolicamente significativa all’interno di un contenitore sicuro, il gruppo, e alla presenza di un conduttore che ne garantisce i confini. E’ un’espressione che non è distruttiva né per se stessi, né per gli altri e il cui obiettivo non è destrutturate le persone ma aiutarle a rinforzare il loro Io e i confini.

Il rilassamento è un fenomeno spontaneo dell’organismo che ha rilasciato le tensioni per mezzo della scarica. E’, al tempo stesso, essere ricettivi (maggiore sensibilità) e passivi (predisposizione al riposo). E’ una condizione di non fare, essere , lasciare accadere. In questa fase, raccogliendo e integrando le informazioni che provengono dal corpo, si nutre il proprio organismo. Trovare dentro di sé il nutrimento per il proprio organismo è specifico della bioenergetica.

Per questo la bioenergetica è utile anche nella prevenzione di malattie definite psicosomatiche. Con il termine di “malattie psicosomatiche” si intende infatti quell’ampia fascia di patologie che si situano tra lo psichico ed il corporeo, con produzione di una sintomatologia di tipo funzionale ed organico in cui è possibile ravvisare una origine psicologica. Oggigiorno, con i ritmi di vita sempre più veloci ed il moltiplicarsi dei fattori di stress cui ognuno di noi è sottoposto, le malattie psicosomatiche sono in netto aumento e rappresentano le risposte estreme dell’organismo, inteso nella sua interezza di corpo-mente, di fronte a problematiche di natura affettiva ed emotiva e sotto le pressioni di tipo socio-ambientale.

STRESS E MALATTIE FISICHE

Come abbiamo visto all’inizio, è ormai riconosciuta una relazione tra stress e malattie fisiche. Infatti, quando manteniamo il corpo in uno stato di continuo stress, sottoponiamo gli organi ad una eccessiva sollecitazione  senza dare loro la possibilità di rigenerarsi;  questo processo con l’andar del tempo, può portare a disfunzioni o alla malattia vera e propria.

Gli esercizi bioenergetici sono uno strumento di autorisanamento  e di rafforzamento del sistema immunitario. Ogni lezioni si propone, infatti , di alternare esercizi dinamici ed espressivi dove viene implicata l’attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico ad esercizi di scarica, integrazione  rilassamento dove si promuove il ripristino del parasimpatico. Riproducendo, quindi, l’alternanza simpatico/parasimpatico, che è il modo sano in cui dovrebbe lavorare il sistema nervoso autonomo. Sotto stress , invece, questa alternanza non si produce e, si produce, al contrario, un fase di esaurimento che può favorire la comparsa delle malattie fisiche.

Ogni lezione inizia con degli esercizi volti a dare radicamento, a sentire i piedi e le gambe, a sentire che ci si può reggere sulle proprie gambe. Entrare nelle gambe significa spostare la propria sensibilità e consapevolezza verso il basso anziché vivere tra le nuvole, soltanto nella propria testa e nei propri pensieri.

Durante le lezioni si invitano i partecipanti a lasciare andare il respiro e la voce liberamente emettendo  suoni, sospiri, gemiti, pianti o risate.

Tutto il processo favorisce una maggior consapevolezza delle proprie sensazioni ed emozioni e, all’aumentare della capacità dell’organismo di stare nel ciclo energetico, corrisponde una maggiore possibilità per la persona di sentire in profondità, di stabilire un contatto con sé e con l’ambiente, imparando a rimanere in contatto con le proprie emozioni , accettandole, e anche contenendo la loro espressione.

Quindi,gli esercizi bioenergetici promuovono la capacità di sentire le contratture muscolari, le sensazioni e le emozioni e di trovare un modo creativo per scaricare le tensioni in modo da facilitare l’autoregolazione delle emozioni stesse.

Concludo con un’altra frase di Lowen: “La bioenergetica si propone l’obiettivo di aiutare la gente a riconquistare la sua natura primaria, la condizione di libertà,lo stato di grazia e la qualità della bellezza. La libertà è l’assenza di repressione interiore del flusso delle sensazioni, la grazie è l’espressione di questo flusso nel movimento e la bellezza è una manifestazione dell’armonia interiore generata dal flusso. Sono indice di un corpo sano e, perciò di una mente sana.”

 

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